Portare il Wi‑Fi all’esterno non significa semplicemente “alzare” la potenza del router domestico: prima bisogna capire da dove esce il segnale, quali barriere incontra e quanto si desidera estenderlo oltre i muri. Molte abitazioni hanno il modem nella parte opposta rispetto al giardino, magari in un armadio vicino all’ingresso strada; tre pareti portanti, un soffitto armato e un cappotto termico assorbono decibel di segnale finché sul prato arriva poco o nulla. Perciò la prima mappa va fatta con un’applicazione di site survey, anche la lettura in dBm su un comune smartphone Android, camminando dall’interno all’esterno e annotando dove il livello scende sotto i –70dBm, limbo in cui lo streaming arranca e la navigazione rimane altalenante.
Indice
- 1 Scegliere se spostare il Wi‑Fi o duplicarlo
- 2 Sfruttare le powerline per bypassare le murature
- 3 Installare un access point outdoor PoE
- 4 Creare un sistema mesh per continuità fra interno ed esterno
- 5 Orientare le antenne e ottimizzare i canali
- 6 Gestire sicurezza e normative radio
- 7 Alimentazione solare per postazioni lontane
- 8 Controllare il segnale e calibrare la potenza
- 9 Conclusioni
Scegliere se spostare il Wi‑Fi o duplicarlo
La soluzione più semplice, ma non sempre praticabile, consiste nello spostare fisicamente il router in posizione centrale rispetto alla casa e al giardino, tirando cavo Ethernet lì dove prima c’era solo doppino telefonico o fibra ottica. Se la topologia dell’edificio lo consente, basta qualche metro diCAT6 per rimettere in equilibrio la copertura. Nella maggior parte dei casi, però, conviene duplicare il segnale: significa lasciare il router dov’è e collegare un ripetitore WiFi da esterno dedicato, pensato per operare outdoor o dietro vetro con antenne orientate verso l’esterno.
Sfruttare le powerline per bypassare le murature
Quando tra quadro elettrico e presa giardino corre la stessa fase e lo stesso contatore, un kit powerline di nuova generazione (HomePlugAV2MIMO) permette di far viaggiare il traffico dati lungo i conduttori di rete elettrica sino alla dependance o al ripostiglio esterno. Qui si collega un piccolo access point dual‑band, preferibilmente Wi‑Fi 6, che irradia verso l’erba. Il vantaggio è la posa zero di cavo Ethernet ed un throughput che, su linee moderne, supera i 400Mbit/s; il limite è la dipendenza da qualità e lunghezza dell’impianto elettrico, oltre a possibili interferenze con lampade dimmerate e motori di pompe.
Installare un access point outdoor PoE
Chi desidera la soluzione più robusta monta un accesspoint certificato IP 65 sulla parete che guarda il giardino, collegandolo con cavoCAT6 FTP agli switch di casa. L’alimentazione avviene via PoE (Power over Ethernet): un unico filo porta dati e 48volt DC, evitando prese a muro in esterno. Il punto di accesso outdoor dispone di radome a tenuta di polvere e pioggia, sopporta temperature –30 /+60 °C e, montato sotto la gronda, diffonde il segnale su 120–180 gradi a seconda del modello. La velocità teorica di un Wi‑Fi 6 dual‑band arriva a 1800Mbit/s, ma all’aperto l’obiettivo realistico è offrire 100–200Mbit/s su smartphone e laptop.
Creare un sistema mesh per continuità fra interno ed esterno
Se si preferisce evitare lavori elettrici, si sceglie una coppia di nodi mesh, uno interno e l’altro su terrazzo coperto. I kit Wi‑Fi 6mesh di fascia consumer (Eero, DecoX, Orbi) offrono backhaul dedicato o tri‑band: significa che i nodi comunicano fra loro su canale separato, lasciando piena banda ai client. Il nodo esterno richiede solo una presa 220volt; basta proteggerlo da pioggia diretta con cassetta plastica ventilata o fissaggio sotto tenda. Il vantaggio è la totale trasparenza di roaming: ci si sposta con telefono in tasca dal salotto al barbecue senza cambiare SSID, dato che la rete è una sola.
Orientare le antenne e ottimizzare i canali
Un access point interno che lavora verso l’esterno dovrà orientare le antenne perpendicolarmente alla direzione di uscita, perché la radiazione massima è laterale rispetto all’asse dell’antenna dipolo. In 5GHz si lavora spesso in canali alti (100–140) meno congestionati; tuttavia alcuni client vecchi non li supportano. In 2,4GHz, con portata maggiore ma minore banda, si preferisce il canale 1,6 o11 per minimizzare sovrapposizioni. L’ideale è disattivare il 2,4GHz sull’AP interno e lasciarlo attivo solo su quello esterno: così i dispositivi lontani “scelgono” di associarsi al punto giusto anziché attaccarsi debolmente all’AP di casa.
Gestire sicurezza e normative radio
L’estensione outdoor richiede medesimo livello di cifratura WPA3o, se non disponibile su tutti i client, WPA2‑AES robusta. Impostare la disconnessione automatica dopo trenta minuti di inattività riduce l’esposizione a session hijacking. In Italia l’uso di potenze superiori a 100mWEIRP in 2,4GHz e 200mW in 5GHz richiede apparati marcati CE con DFS pagato; i modelli outdoor elevate‑power integrano la riduzione automatica in base al Paese di installazione. Verificare che il firmware sia aggiornato all’ultima versione riduce bug di driver e migliora la gestione dinamica dei canali radar.
Alimentazione solare per postazioni lontane
Se il gazebo o l’orto sono a decine di metri dal quadro elettrico, esiste la soluzione di un AP low‑power alimentato da pannellino fotovoltaico da 10–20W e batteria LiFePO₄. In questo caso la scelta ricade su dispositivi a consumo moderato (4–5W) e l’adozione di PoEpassivo 24V. Il calcolo di autonomia tiene conto di irraggiamento solare invernale e della corrente di mantenimento necessaria al riscaldamento interno quando si scende sotto lo zero.
Controllare il segnale e calibrare la potenza
Una volta acceso l’AP esterno, si ripete la mappa di site survey e si cerca un livello di –55/–60dBm a 5GHz nella zona d’uso principale. Se la lettura è oltre –70dBm si avanza il nodo di mezzo metro o si alza l’antenna; se scende sotto –50dBm nei pressi del punto d’irradiazione, si può ridurre la potenza Tx per limitare rumore verso i vicini senza perdere copertura utile. L’equilibrio migliore offre banda a chi è seduto in giardino ma non invade altre reti, rispettando la convivenza dello spettro.
Conclusioni
Portare il Wi‑Fi in giardino è un progetto che parte da un sopralluogo elettrico e radio, passa per la scelta fra spostamento del router, powerline, accesspoint PoE o nodo mesh, prosegue con installazione protetta dalle intemperie, ottimizzazione dei canali e cura della sicurezza. Un’infrastruttura ben dimensionata trasforma lo spazio verde in ufficio a cielo aperto, lounge‑bar multimediale o cinema estivo senza fili penzolanti e senza sorprese in bolletta, grazie a un consumo di pochi watt e a un segnale stabile quanto quello del salotto.