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Quanto Consuma una Stufa Alogena

Una stufa alogena è, sotto il cofano, un telaio in plastica o metallo che ospita da due a quattro lampade a infrarossi riempite di gas alogeni (iodio o bromo). Ogni lampada è un filamento di tungsteno che, attraversato da corrente elettrica, si porta oltre i 2 000 °C e irradia calore per effetto Joule. Il vantaggio è la risposta immediata: la radiazione infrarossa è percepibile dopo pochi secondi dall’accensione e quasi tutto il calore viene proiettato in avanti, senza bisogno di scaldare una massa fluida come accade nei termoventilatori. A livello elettrico la stufa si comporta come una resistenza pura: l’assorbimento resta costante e può essere calcolato con precisione a partire dai watt dichiarati in targa, senza variazioni dovute a cicli di compressore o termostati modulanti.

Indice

  • 1 Potenza nominale e configurazioni di “barre”
  • 2 Formula di base per tradurre watt in chilowattora
  • 3 Tariffe elettriche e incidenza in bolletta
  • 4 Fattori che modificano il consumo effettivo
  • 5 Esempi di scenari d’uso reali
  • 6 Confronto con altre tecnologie elettriche
  • 7 Strategie per ridurre la spesa senza rinunciare al calore
  • 8 Sicurezza e limiti d’impiego
  • 9 Conclusioni

Potenza nominale e configurazioni di “barre”

La grande maggioranza dei modelli domestici monta tre lampade da 400 W ciascuna, offrendo tre scatti di potenza: 400, 800 oppure 1 200 W. Esistono versioni compatte a una sola barra da 400 W, progettate per scaldare un’area molto circoscritta – per esempio sotto la scrivania – e modelli a quattro barre che arrivano a 1 600 W. Alcuni apparecchi di fascia medio‑alta consentono di ruotare il telaio di 90° in modo da distribuire meglio il raggio di calore; la rotazione non incide sul consumo istantaneo, ma rende più facile accontentarsi di un livello intermedio perché la radiazione investe una superficie più ampia.

Formula di base per tradurre watt in chilowattora

Il consumo reale di una stufa alogena si ottiene moltiplicando la potenza (espressa in kilowatt) per il tempo di accensione (in ore). Una barra da 400 W equivale a 0,4 kW; se resta accesa per un’ora assorbirà 0,4 kWh. Se le barre attive sono tre, la potenza sale a 1,2 kW e in un’ora si consumeranno 1,2 kWh. Questo dato, a differenza di altre tecnologie, è molto lineare: la lampada resta luminosa e assorbente per tutto il periodo di utilizzo.

Tariffe elettriche e incidenza in bolletta

Il costo di quel chilowattora dipende dal contratto di fornitura. Per un cliente domestico nel Servizio a Tutele Graduali (ex maggior tutela), ARERA ha fissato per il terzo trimestre 2025 un prezzo dell’energia di 0,16053 €/kWh in fascia unica , con punte di 0,16412 €/kWh nella media dei comparatori. Sul mercato libero si trovano offerte indicizzate al PUN con valori di 0,10–0,14 €/kWh, ma nel calcolo pratico conviene includere oneri e imposte, che portano il prezzo “tutto compreso” a circa 0,23–0,31 €/kWh.

Assumendo un valore intermedio di 0,26 €/kWh tasse incluse, una stufa impostata a 1 200 W e lasciata accesa tre ore consuma:
1,2 kW × 3 h = 3,6 kWh.
La spesa giornaliera è dunque 3,6 kWh × 0,26 €/kWh ≈ 0,94 €. Su base mensile (30 giorni) l’impatto raggiunge circa 28 €.

Se invece si utilizza il solo livello da 400 W per riscaldare i piedi mentre si lavora alla scrivania, con quattro ore di accensione si ottiene:
0,4 kW × 4 h = 1,6 kWh → 1,6 kWh × 0,26 € = 0,42 € al giorno, ovvero 12,60 € al mese.

Fattori che modificano il consumo effettivo

Il calcolo puramente matematico non tiene conto di tre elementi pratici: la dispersione dell’ambiente, la zona del corpo investita dal raggio infrarosso e la gestione del ciclo on‑off manuale. La stufa alogena scalda per irraggiamento diretto; se la si usa in un bagno piccolo e ben isolato, i muri riflettono parte degli infrarossi e il comfort arriva prima, consentendo di spegnerla dopo dieci minuti. In un soggiorno ampio e con ponti termici sulle finestre, la lampada continuerà a emettere senza mai saturare l’ambiente.

L’utente, poi, può spegnere una o due barre non appena percepisce calore sufficiente: il consumo medio orario scende ma non si annulla, perché l’inerzia termica è quasi nulla. Se si abbassa il livello a 800 W per metà del tempo, la spesa effettiva è la media ponderata dei due assetti di potenza.

Esempi di scenari d’uso reali

Un ritorno a casa alle 18 con accensione immediata della stufa a tre barre per riscaldare il salotto davanti alla tv fino alle 23 produce cinque ore di consumo a 1,2 kW: 6 kWh, pari a circa 1,56 €. Ripetuto cinque sere alla settimana, fa 7,8 €; nell’arco di un mese, circa 31 €.

Un bagno di tre metri quadrati riscaldato solo al mattino: stufa da 800 W accesa dieci minuti (0,17 h) → 0,136 kWh, costo 3,5 centesimi. Anche con due docce al giorno, la spesa mensile resta sotto i 3 €, dimostrando che l’uso mirato e mirco‑temporizzato limita l’impatto.

Confronto con altre tecnologie elettriche

Un termoventilatore da 2 000 W in un’ora assorbe 2 kWh, ma scalda anche l’aria creando convezione; se l’obiettivo è mantenere il calore nella stanza dopo lo spegnimento, il termoventilatore può risultare più efficiente, perché il volume d’aria caldo persiste qualche minuto. La stufa alogena, al contrario, garantisce calore immediato sulla persona, ma il comfort svanisce non appena la si spegne.

Rispetto a un pannello radiante a infrarossi a bassa temperatura da 600 W, la stufa alogena concentra il fascio su un settore; il pannello emette in modo diffuso e può mantenersi in modesta modulazione per ore, con consumo stabilmente più basso ma avvio più lento.

Strategie per ridurre la spesa senza rinunciare al calore

La prima regola è accendere la stufa solo quando si occupa fisicamente l’area irraggiata e spegnerla appena ci si allontana. Nelle sedute prolungate conviene alternare barre, sfruttando il fatto che l’effetto soggettivo dura qualche minuto in più dopo lo spegnimento. Il timer integrato o una presa smart permettono di programmare l’off al termine previsto dell’attività.

Posizionare la stufa a non più di un metro di distanza riduce il fabbisogno di potenza: le lampade riscaldano efficacemente a breve raggio; collocarle a due metri dimezza la densità di radiazione, spingendo l’utente a salire di livello. Superfici riflettenti come piastrelle chiare o pareti verniciate con smalti lucidi aiutano a ridistribuire parte degli infrarossi.

Isolare l’ambiente – anche solo abbassando le tapparelle e chiudendo portasoffietto o tende pesanti – limita le correnti d’aria fredda che sottraggono calore radiante dal corpo, consentendo di restare sul primo scatto da 400 W.

Sicurezza e limiti d’impiego

La stufa alogena assorbe corrente costante: attaccare due apparecchi da 1 200 W sullo stesso circuito di prese può superare i 10 A e far scattare il magnetotermico. Va mantenuta a distanza di almeno 50 cm da tende o tessuti, perché i filamenti incandescenti emettono anche un modesto contributo di luce visibile che potrebbe innescare materiali molto sottili. La normativa CEI 64‑8 raccomanda di collegare gli apparecchi portatili di potenza superiore a 1 kW a prese con contatto di terra e linea da 2,5 mm², soprattutto in bagni dove il rischio di contatto con acqua aumenta.

Va ricordato che l’inerzia termica nulla è vantaggiosa per il controllo del consumo, ma espone a shock termici: spegnere la stufa e subito uscire in un ambiente freddo può scatenare vasocostrizione rapida; il consiglio è ridurre gradualmente il livello per due‑tre minuti prima di allontanarsi.

Conclusioni

Il consumo di una stufa alogena si calcola con la formula più semplice dell’elettrotecnica: watt diviso mille per le ore di accensione, moltiplicato per il prezzo del chilowattora. Con potenze di targa che oscillano fra 400 e 1 200 W e tariffe elettriche attorno a 0,26 €/kWh tutto compreso, l’incidenza può variare da pochi euro al mese in uso mirato a oltre trenta euro con impiego prolungato serale. A fare la differenza sono i minuti di funzionamento, la distanza dal corpo e la capacità di scegliere il livello più basso efficace. Usata con intelligenza, la stufa alogena è un alleato per il riscaldamento spot nelle mezze stagioni o nei bagni, ma non può sostituire il sistema principale di climatizzazione senza far lievitare la bolletta. Conoscere i propri consumi, misurarli con un semplice wattmetro e adeguare le abitudini resta il modo più sicuro di godere del calore rapido del tungsteno senza scottature… in bolletta.

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